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Chiesa Madre

Parrocchia S. Ambrogio

Oscure sono le sue origini: il suo sito originario non era dove la vediamo oggi, ma ai piedi del Castello in un luogo detto ancora oggi "mandre della madre chiesa". Della sua esistenza è notizia documentata dal 1474 (anno del primo rivelo di Buccheri). Al 1569 data il primo atto di battesimo di cui è notizia nei registri di battesimo. Il prospetto antico guardava a oriente su un piano detto "piano di la matrici”. Ancora in documenti del 1618 si ricorda un tenimento di case "in plano ante matricem ecclesiam" vicino ad altre case, dunque ancora in posizione centrale rispetto ad un quartiere abbastanza popolato. La chiesa Madre dava il nome al quartiere omonimo, detto anche di "Santu Ambrosiu”'.

le Opere d'arte:
I Dipinti
Madonna del Rosario
Madonna tra i Santi
Spirito Santo
San Michele

San Giuseppe

Sant'Ambrogio
le statue
Crocifisso ligneo
S. Ambrogio

 

Al 1485 risale l'istituzione del beneficio di Sant' Ambrogio. Il terremoto del 1542 la danneggiò gravemente, determinando l'inizio della perifericità del luogo. Nel 1579 fu arricchita con diverse opere d'arte, tra cui due quadri (di S. Maria Vergine e di S. Giovanni) del pittore Nicola Anghessa.
Solo verso i primi del '600 si pensò di ristrutturarla in modo quasi radicale. Il 17 Agosto 1600 fu ordinato un orologio per la torre campanaria, come si legge nella relativa obbligazione in cui il mastro Pietro Zappulla di Buccheri si impegna a "fare un orologio di peso cantara setti e assettarlo nel campanile della madre chiesa (...), quale orologio deve suonare di dudici uri in dudici uri le dodici ore, e alle ore dui di notte, e suonare di quarto in quarto, qual tocco deve suonare sopra campana mediante con due mazze (...) e ad huri dui di mutinu inanti lo patrinostu".
 Dopo il campanile si rinnova la chiesa: infatti in data 8 Gennaio 1618 i mastri Porfirio Zocco e Vito Selvaggio "fabricatores" si obbligano ai procuratori della Matrice a fabbricare, decorare (ingrandendo dunque la chiesa) "octo pileri seu colunni ritundi di grossizza di tre palmi beni intagliati in li iuncturi iuncti iusti di petra nigra in lo territorio di questa terra in la contrada chiamata lo poyo la guardia, lo fuso di ogni colonna ha da essiri di longhizza di palmi deciasetti ben lavorati e scolpiti.  (..). Lo stesso "magister" Pisasale si obbliga a seguire i lavori ed a costruire gli archi".
Ma fu il terremoto del 1693 (u tirrimotu ranni) che ne determinò lo spostamento nell'attuale sito, nella parte bassa del paese, in quello che era il quartiere dell'ospedale o Monte di Pietà, occupando il sito della chiesa della Trinità.

L'interno a tre navate con colonne è opera dell'architetto palazzolese Giuseppe Ferrara. A sottolineare la velocità della costruzione della Matrice sta la realizzazione già nel 1709 dell'organo da parte di Fra' Francesco Bombaci nel 1709. Già nel 1728 l'interno è completato con gli stucchi di Giuseppe Bianco di Licodia. Ma la facciata restò incompleta, poiché il Ferrara potè realizzare solo le cornici delle tre aperture. Per anni la facciata si presentò "di rustico". Nell'interno sull'altare maggiore è appeso un Crocifìsso cinquecentesco e sul primo altare della navata sinistra un quadro raffigurante S. Michele della fine del '500. La pala d'altare, oggi allocata nel battistero, raffigura "S. Ambrogio che battezza Sant'Agostino" ed è opera di Francesco Mignemi, pittore attivo a Catania alla metà del XVIII secolo che la dipinse nel 1766. La statua di Sant'Ambrogio nella cappella di destra è opera di don Gaetano Franzese, che la scolpì nel 1779. Il pulpito è opera di Salesio Laganà "mastro di casciarizzi" di Militello Val di Catania. La facciata, di recente restaurata, rimase a lungo incompleta finché nel 1791 a seguito di una supplica dei cittadini si pose mano al nuovo prospetto. Solo nel 1798 iniziano i lavori.
Tali lavori furono aggiudicati ai mastri catanesi Giovanni Marino e Antonino Di Stefano. Il disegno prevedeva due ordini con otto colonne in pietra nera (quattro e quattro) ed una statua di Sant'Ambrogio nel nicchione centrale: il prospetto doveva essere simile ad alcuni prospetti dello stesso periodo realizzati a Pachino o Rosolini, di forte influenza neoclassica. Le colonne in corso d'opera furono sostituite da altre in pietra bianca. Inoltre al posto dell'orologio centrale si sostituirono nel disegno due orologi di cui uno fìnto. Si riporta di seguito l'ultima obbligazione che si è trovata riguardante il prospetto: "2 Settembre 1798: Don Giovanni Marino di Catania liberatorio dei lavori del prospetto della Chiesa Madre si obbliga a fare "le colonne in numero di otto cioè quattro di sotto e quattro di sopra, farle di pietra bianca di quella stessa pietra espressata nella supplica(...).

E siccome il travaglio e fatica in lavorare le suddette colonne di pietra nera è di più considerazione della fatiga ci vuole in lavorare di pietra bianca perciò in ricompensa il detto Marino sia tenuto (...) scolpire di pietra bianca di quella di sopra espressata una statua di santo Ambrogio quale dovrà essere corrispondente all'altezza del prospetto e situarla ove vorranno farla situare li suddetti rettori o nella nichetta ove dovrà situarsi la campana oppure in latro luogo. Il masso della pietra di detta statua dovrà farlo strappare il suddetto Marino e il trasporto a carico delli Procri (...) col scolpirla magistrevolmente secondo richiede la buona architettura e situata che sarà dovrà passarla d'oglio e dopo dovrà dargli la mostura color di marmo e tutto il di più attinente a detto prospetto”.
Il costo dell'opera doveva ammontare a 1050 onze. Ma del prospetto fu realizzato (e non del tutto) il primo ordine; così è pervenuto fino a noi.
Nel 1806 si rifece il cappellone e l'abside su progetto di Salvatore Ali, "ingegnero camerale di Siracusa”: i lavori vennero diretti dal "capomastro e ingegnero" Pasquale Mazza di Noto. 

 

(tratto da "Buccheri - Storia, Arte, Tradizioni)
- testi di L. Lombardo-M. Ferrara

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